Perché documentarsi prima di scrivere un romanzo è fondamentale

Perché documentarsi prima di scrivere un romanzo è fondamentale

Scrivere significa immaginare, ma immaginare non significa inventare tutto. Anche il romanzo più fantastico ha bisogno di una base credibile, un luogo deve avere una sua logica, un mestiere deve funzionare in un certo modo, un oggetto deve poter essere usato, un’epoca deve avere abitudini diverse dalle nostre.

Ed è proprio qui che entra in gioco la documentazione. Documentarsi prima e durante la scrittura non serve a riempire il romanzo di informazioni. Serve a costruire una storia nella quale il lettore possa entrare senza essere continuamente distratto da dettagli sbagliati, incoerenze o elementi poco credibili.

E vale per qualsiasi genere. Non soltanto per il romanzo storico.

Che cosa significa documentarsi per scrivere

Documentarsi significa raccogliere le informazioni necessarie per conoscere meglio il mondo che vogliamo raccontare. Se un personaggio è un chirurgo, per esempio, non occorre necessariamente frequentare medicina per scrivere di lui, ma bisogna sapere abbastanza da evitare di fargli compiere azioni palesemente impossibili.

Perché documentarsi prima di scrivere un romanzo è fondamentale

Se il romanzo è ambientato nell’Ottocento, dobbiamo conoscere almeno gli aspetti della vita quotidiana che entreranno realmente nella storia e se invece stiamo scrivendo fantasy, possiamo inventare regni, creature e sistemi magici, ma persino un mondo inventato ha bisogno di regole interne coerenti.

E se comparisse una bacchetta magica? Potremmo semplicemente scrivere che il personaggio impugna una bacchetta oppure potremmo chiederci da dove nasce questo oggetto nell’immaginario occidentale.

Chi lo utilizzava nelle tradizioni magiche? Che significato aveva? È sempre stata rappresentata nello stesso modo? Che differenza c’è tra una bacchetta, uno scettro e un bastone rituale? Queste domande possono cambiare completamente il modo in cui quell’oggetto entra nella storia ed è proprio questo lo scopo della ricerca.

Un esempio concreto lo trovi nel mio sport romance Start the game. Ho guardato decine di partite, ho studiato le regole, ho visto film, eppure una lettrice mi ha scritto che probabilmente non avevo visto “nemmeno una partita”. Nello stesso romanzo ho descritto in modo preciso come si fa il test del DNA e raccontato di un fatto realmente accaduto e documentato. Una bookblogger incredula è andata a verificare se fosse vero oppure solo una mia invenzione.

L’ha dichiarato lei stessa dicendo che le era sembrato impossibile (prima che scoprisse che era realtà attraverso organi d’informazione). Quindi, ti lascio immaginare quante recensioni monostella potresti collezionare se non facessi un minimo di raccolta d’informazioni.

La documentazione rende credibile anche ciò che non esiste

È uno degli aspetti più affascinanti della narrativa fantastica. Un drago non esiste, come non esiste nemmeno una scuola di magia alla Harry Potter o un portale capace di trasportarci in un altro universo. Eppure il lettore deve crederci.

Non nel senso letterale del termine, naturalmente, ma deve poter accettare le regole del mondo narrativo. La credibilità nasce spesso dai dettagli. Come viene alimentato il fuoco? Quanto pesa un’arma? Come si viaggiava prima dell’invenzione dell’automobile? Quanto tempo occorre per percorrere una determinata distanza a cavallo? Che cosa mangiavano le persone? Come illuminavano una stanza? Come veniva curata una ferita?

La fantasia può partire da questi elementi reali e poi modificarli, ma per modificarli consapevolmente è utile sapere da cosa stiamo partendo.

E se pensiamo ai libri o film, certi dettagli possono sembrare, o anche essere, insignificanti, però lo stesso possono influenzare la percezione della storia. Ad esempio, nel mio romanzo fantasy La profezia del cerchio, i protagonisti volano in India. Dato che il viaggio viene descritto e i due protagonisti intavolano un discorso, era di vitale importanza sapere quanto durava il volo.

Si tratta di un fantasy, ma il volo in aereo è più che mai reale. Lo stesso vale per i viaggi in treno, quelli in macchina e non solo.

Documentarsi non significa rinunciare alla fantasia

Una buona ricerca può fornire idee che probabilmente non ci sarebbero mai venute in mente. Lo scrittore statunitense L. Ron Hubbard, noto soprattutto per la fantascienza e l’avventura, dedicò un intero saggio proprio sulla ricerca per gli scrittori, intitolato Search for Research. (<== qui lo trovi in lingua originale, sul sito writersofthefuture.com)

Raccontava di leggere libri tecnici, vecchi resoconti di viaggio e testi dimenticati non per copiarne le storie, ma per cercare informazioni capaci di accendere l’immaginazione. Il principio che esprime è particolarmente interessante:

“I wanted information and nothing else.”

Cercava informazioni, non trame da copiare e spiegava che anche un singolo fatto dimenticato poteva diventare il punto di partenza per una storia completamente nuova.

In uno degli esempi raccontati nello stesso testo, Hubbard scoprì in un vecchio volume che sulle navi della flotta di Nelson poteva esserci un maestro di scuola. Quella piccola informazione generò immediatamente altre domande: perché era a bordo? Chi istruiva? Che cosa faceva durante una battaglia? Da un dettaglio apparentemente insignificante nasceva un intero percorso narrativo.

È esattamente uno dei motivi per cui documentarsi può essere così utile a uno scrittore. La ricerca non limita l’immaginazione. Le fornisce materiale.

Perché documentarsi prima di scrivere un romanzo è fondamentale

Hilary Mantel: conosci il mondo, poi scegli cosa mostrare

Lo stesso principio emerge molto chiaramente nel metodo di Hilary Mantel, autrice della trilogia di Wolf Hall. Parlando del proprio lavoro sul romanzo storico, Mantel spiegava di partire dalla conoscenza generale di un periodo per arrivare progressivamente alle biografie, alle fonti più specifiche e ai dettagli della vita quotidiana.

Musica, immagini, cibo, arredamento, abiti, pregiudizi, convinzioni: tutto contribuisce a comprendere il mondo nel quale si muoveranno i personaggi. Eppure la sua indicazione più interessante per uno scrittore è proprio questa:

“Only a little of it will ever emerge onto the page.”

Solo una piccola parte della ricerca deve arrivare sulla pagina. È un concetto fondamentale.

Il lettore non deve vedere tutto il lavoro dello scrittore

Possiamo aver letto cinque libri per comprendere un determinato argomento e nel romanzo potrebbero scrivere tre righe. La ricerca serve prima di tutto a noi. Ci permette di sapere come si muove un personaggio, che cosa potrebbe pensare, quali oggetti troverebbe intorno a sé e quali cose gli sembrerebbero normali.

Non dobbiamo dimostrare al lettore quanto abbiamo studiato, dobbiamo fare in modo che il mondo della storia sembri naturale e vero.

Tanto è un romanzo

È probabilmente una delle obiezioni più comuni. È fiction. Posso inventare.

Naturalmente possiamo.

Ma c’è una differenza enorme tra inventare consapevolmente e commettere un errore perché non ci siamo documentati. E credimi, accade più di quanto si immagini.

Se nel nostro mondo fantasy decidiamo che i cavalli possono percorrere una distanza impossibile in poche ore grazie a una particolare magia, abbiamo stabilito una regola narrativa.

Se invece lo fanno semplicemente perché non abbiamo controllato a quanto può correre realisticamente un cavallo, abbiamo un problema di documentazione. Lo stesso accade con:

  • armi;
  • medicina;
  • procedure di polizia;
  • leggi;
  • professioni;
  • viaggi;
  • tecnologia;
  • abbigliamento;
  • comportamento sociale;
  • religione;
  • folklore;
  • storia.

Il lettore potrebbe non conoscere quell’argomento oppure conoscerlo molto bene e basta un errore evidente per interrompere l’immersione nella storia e perdere anche la credibilità.

“La ricerca è particolarmente importante quando raccontiamo ciò che non conosciamo direttamente.”

Non possiamo avere esperienza personale di tutto. Uno scrittore può raccontare di un pilota senza essere pilota o di una regina senza mai averne incontrata una. Parlare dal punto di vista di un investigatore senza lavorare in polizia (per i miei tanti racconti gialli pubblicati su riviste ho sempre interpellato un amico che lavora in polizia per avere informazioni realistiche).

Una scrittrice di romanzi storici non ha vissuto battaglie medievali, eppure le descrive e più è brava a raccontare dettagli, più entriamo nella storia. E questo può significare dover leggere saggi, manuali e testimonianze, consultare documenti, guardare mappe, visitare musei. È un po’ quello che fanno quando devono realizzare i costumi per i film.

Anche James Alexander Thom mette in guardia gli scrittori

Lo scrittore americano James Alexander Thom, autore di narrativa storica, ha riassunto molto bene un altro problema della ricerca:

“The research is never all done.”

La ricerca non è mai veramente finita. Ed è vero. Una domanda conduce alla successiva. Scopriamo una particolare usanza e ci chiediamo quando sia nata. Troviamo un’arma e vogliamo sapere chi poteva possederla. Scopriamo un tessuto e vogliamo sapere quanto costava.

Potremmo continuare indefinitamente. Per questo documentarsi è indispensabile, ma bisogna evitare che diventi un modo per rimandare la scrittura.

tomba di James Churchward

Quanto bisogna documentarsi prima di iniziare

Non esiste una quantità uguale per tutti i romanzi. Un romanzo storico ambientato alla corte di Enrico VIII richiederà probabilmente un lavoro diverso rispetto a una commedia romantica contemporanea, ma anche una romcom potrebbe richiedere ricerca.

La protagonista lavora in una pasticceria? Gestisce un’azienda? È avvocato? Vive a New York? Corre una maratona? Ognuno di questi elementi comporta informazioni da verificare. Persino quando decidi di ambientare un romanzo in una città specifica, hai bisogno di informarti. Prova a immaginare di scrivere una storia ambientata a Firenze in cui ti sei inventata tutte le vie. E immaginati che venga letta da una ragazza che vive a Firenze…

Molti dei miei romanzi sono ambientati in città dove sono realmente stata o ho vissuto: Inghilterra, Florida, Aruba, Corsica, Sardegna, ma se non ci sei stata puoi sempre utilizzare Google Maps, oggi fa miracoli e può mostrarti non solo strade, ma anche negozi, interni di ristoranti e qualsiasi cosa tu voglia. Guarda e descrivi. Le tue scene saranno super realistiche.

In Hackerami il cuore i protagonisti vanno in un famoso ristorante della città. Io non ci sono mai stata, ma se leggi la descrizione nel romanzo ti sembra di essere lì, persino per gli odori. Se non hai letto il romanzo, fallo e poi confronta le descrizioni con le immagini.

ristorante Atlantic Fish a Boston per Hackerami il cuore di Marina Galatioto

Un buon principio può essere questo:

“documentarsi abbastanza da poter iniziare a scrivere, poi continuare a cercare ciò che serve mentre la storia prende forma.”

Non sempre sappiamo in anticipo quali dettagli ci serviranno. È il romanzo stesso, spesso, a farci le domande.

La ricerca deve servire la storia, non soffocarla

C’è anche il rischio opposto. Dopo aver trascorso giorni a documentarci su un argomento, potremmo avere la tentazione di utilizzare tutto ciò che abbiamo scoperto, ma il romanzo non è un manuale.  Se abbiamo studiato per ore la fabbricazione di una spada medievale, non significa che il lettore debba conoscere tutti i passaggi della lavorazione.

Potrebbero bastare un dettaglio ben descritto e posizionato durante la narrazione, o un cenno al metallo, a una temperatura, o a un rumore, per far comprendere alla lettrice la caratteristica della lama o quanto pesa.

Hilary Mantel parlava proprio della necessità di lasciare gran parte della ricerca come conoscenza di fondo e scegliere soltanto il dettaglio significativo. È probabilmente uno degli equilibri più difficili da imparare.

Immagina una ragazzina, l’eroina della saga, che solleva con uno sforzo sovrumano una spada… quando le spade più pesanti arrivavano al massimo a sei chili… perderemmo tutto ciò che abbiamo costruito e la credibilità non solo nostra, ma della storia, per un piccolo particolare.

Documentarsi può aiutarci anche a evitare cliché

La ricerca ha anche un altro vantaggio. Ci permette di scoprire che molte delle cose che consideriamo “vere” derivano in realtà da film, romanzi precedenti o immagini popolari. Pensiamo al Medioevo e alla pirateria. Alle streghe e ai vampiri. Alla vita vittoriana e alla magia. Alla nobiltà e alle armi antiche.

Gran parte del nostro immaginario deriva dalla narrativa. Documentarci ci permette di tornare indietro e chiederci: com’era davvero? Da lì possiamo decidere se rispettare la realtà, modificarla oppure sovvertirla completamente, ma almeno sarà una scelta.

Dove trovare informazioni affidabili per scrivere

Internet è uno strumento straordinario, ma non tutte le fonti hanno lo stesso valore. Quando un’informazione è importante per il romanzo, è preferibile confrontare più fonti e privilegiare, quando possibile: università, musei, archivi, biblioteche, istituzioni, pubblicazioni scientifiche, libri specialistici, documenti storici e testimonianze di professionisti.

Anche le fonti più semplici possono essere utili per iniziare una ricerca. L’importante è non fermarsi automaticamente al primo risultato trovato e oggi bisogna fare attenzione anche a un altro fenomeno: le informazioni generate dall’intelligenza artificiale possono contenere errori.

L’AI può essere molto utile per individuare domande, termini e direzioni di ricerca, ma le informazioni importanti andrebbero sempre controllate sulle fonti.

Documentarsi significa imparare a fare le domande giuste

Forse questa è la parte che preferisco. La documentazione non consiste soltanto nel cercare risposte. Consiste nel capire quali domande fare. Se sto scrivendo una storia ambientata in un castello, potrei cominciare chiedendomi chi ci viveva, come veniva riscaldato, dove dormiva la servitù o come veniva conservato il cibo.

Raccontare che il protagonista comprò la prima automobile quando ha vissuto in un’epoca diversa sarebbe un grossolano errore.

Ho fatto moltissime ricerche per alcuni dei miei romanzi, primi fra tutti La profezia del cerchio (alieni, Atlantide, il continente perduto di Mu, i templi più antichi di India e Myanmar, gli dei dei tempi antichi), e poi per La figlia del Conte (storie e leggende su Alessandro Caglostro, il tempo in cui ha vissuto, di cos’era stato accusato, cosa faceva), La figlia di Santa (i krampus, le leggende legate a San Nicola, dove avrebbe potuto essere una città nascosta al Polo Nord)…

E se una delle protagoniste va a fare shopping, 9 su 10 quel negozio esiste davvero.

Una nuova sezione sul blog

Nasce proprio con questo obiettivo la sezione Documentarsi per scrivere di Vita da Scrittrice. Non sarà un’enciclopedia universale e non avrà la pretesa di esaurire ogni argomento. Sarà piuttosto una raccolta di punti di partenza per scrittori.

Parleremo di oggetti, epoche, tradizioni, professioni, luoghi, simboli, storia, folklore e di tutte quelle piccole cose che possono comparire in una storia e sulle quali, prima o poi, uno scrittore si trova a chiedersi: “Ma questa cosa funziona davvero così?”

Perché qualche volta basta documentarsi su un singolo particolare per scoprire qualcosa capace di cambiare un’intera scena. O addirittura di far nascere una storia nuova.

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L'autrice

Marina Galatioto Marina Galatioto è scrittrice e autrice di romanzi, racconti e contenuti editoriali. Su VitaDaScrittrice.it condivide esperienza, strumenti e approfondimenti dedicati a scrittura, editoria, self publishing, pubblicazione e promozione dei libri.

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